Sergio Tarquinio, non solo illustrazione.

Sergio Tarquinio (Cremona, 13 ottobre 1925) è conosciuto a livello internazionale per la sua attività di illustratore e disegnatore, in particolare di fumetto western.
La sua collaborazione con le case editrici comincia sul finire del 1945 e prosegue per quasi mezzo secolo, fino ai primi anni ’90.

Il 29 luglio 1948, sulle ali del giovanile spirito di libertà e d’avventura, s’imbarca sul “Sestriere” e insieme a tanti emigranti, dopo un viaggio di tre settimane, sbarca nella prospera e frenetica Argentina, dov’è assunto dall’Editorial Avril di Cesare Civita. Vi rimarrà quattro anni, collaborando a Misterix con AlanBlood e con altre testate e partecipando a quella che sarà universalmente nota come la “Scuola italiana del fumetto sudamericano” altrimenti conosciuta come “Escuela de Acassuso” (Acassuso è un sobborgo di Buenos Aires dove si trovava la villetta del gruppo veneziano cosiddetto dell”Asse di Picche” di Hugo Pratt.) .

A questo gruppo di lavoro, di cui Sergio Tarquinio fu precursore, aderiscono Hugo Pratt, Mario Faustinelli, Alberto Ongaro e Ivo Pavone, giunti anch’essi dall’Italia sul finire del 1950. Questi giovani si ritrovano nella villa di Acassuso non solo per la redazione delle varie pubblicazioni, ma si assumono anche il compito di “formare” i disegnatori argentini, contribuendo a quella fioritura fumettistica ancor oggi rammentata dai cultori del genere e assurta a vera e propria “scuola” per qualità e marchio stilistico.

Fu un periodo d’intenso lavoro,di discussioni sull’arte e la letteratura ma anche di giovanile goliardia, divertimento e creatività.

L’avventura argentina di Tarquinio, peraltro da lui mai rimpianta, termina il 17 maggio 1952 quando, insieme alla mamma e alla sorella che nel frattempo l’avevano raggiunto in Sudamerica, s’imbarca sulla nave “Sises” e ritorna in Italia, nella natia Cremona. Fatta eccezione per due o tre lavori che riesce a portare con sé, Tarquinio è costretto a lasciare in Argentina tutta la sua produzione artistica di quel periodo (oli,xilografie e litografie) a causa della burocrazia locale e della legislazione, assai restrittiva all’esportazione di opere d’arte. Riprende quindi l’attività di illustratore, collaborando con la Dardo e anche, in modo saltuario, col Vittorioso e con le editrici inglesi Fleetway e Amalgamated Press.

Sul finire degli anni Cinquanta, nasce la collaborazione con l’editrice Araldo, per la quale disegna le avventure del Giudice Beane Giubba Rossa. Fra i suoi lavori, anche alcune storie di Superman e di Batman per la Mondadori e una saga di pirati per il Corriere dei Piccoli. Infine, Tarquinio entra nello staff dei disegnatori della Storia del West e successivamente in quello di Ken Parker.

Negli anni ‘80 si trasferisce al Giornalino, disegnando alcune serie western come Fra due bandiere e Nuove frontiere. La collaborazione durerà per tutto il decennio. Una vita intensa e una professione brillante, svolta accanto ai più importanti nomi dell’illustrazione che, anche i meno esperti del settore, potranno cogliere in questa seppur breve esposizione.

Ma Sergio Tarquinio, prima ancora dell’illustrazione, inizia la propria carriera artistica con l’incisione xilografica, sua vera grande passione insieme alla pittura.

A sedici anni, studente all’Istituto Industriale di Cremona e già appassionato per il disegno, s’interessa all’incisione frequentando la Biblioteca Governativa, dove può ammirare le antiche xilografie di Ugo da Carpi, diAnton Maria Zanetti e di Domenico Beccafumi. Così, dopo essersi costruito artigianalmente gli attrezzi per l’intaglio e per la stampa, realizza le prime incisioni xilografiche su matrici di legno di filo.

Già nel 1947 e sempre da autodidatta, comincia a sperimentare la xilografia a colori, che trova affascinante per la difficoltà di realizzazione poiché, fin dall’inizio, adotta il procedimento del cosiddetto “legno perso”.

Le difficoltà di questo metodo, che consiste nell’eseguire tutta la lavorazione su di un’unica matrice anziché incidere un blocco per ciascun colore da stampare, sono notevoli poiché è richiesta una abilità tecnica non comune e presuppone già dall’inizio, nella mente dell’artista, la visione finale e definitiva dell’opera.

Va tenuto presente, infatti, che l’incisione xilografica, a differenza di altre tecniche, è un procedimento operativo “in negativo” per il fatto che il segno ottenuto non è tracciato direttamente sulla matrice ma è ottenuto scavando e asportando il “bianco” e quindi ogni taglio si riflette sulle fasi successive e quindi sul risultato finale.

Con questo procedimento inciderà complessivamente una sessantina di xilografie, alcune di esse realizzate a ben cinque colori.

Grazie alla notevole capacità nel disegno, che è alla base d’ogni arte figurativa, Sergio Tarquinio si dedica oltre che alla xilografia, anche all’incisione calcografica, alla litografia, all’acquarello e alla pittura, realizzando un insieme di opere di tutto rispetto, tra cui anche 132 ex libris. Un peintre-graveur a pieno titolo che, pur non aderendo formalmente ai movimenti artistici che hanno attraversato il secolo breve, nella sua interpretazione artistica è vicino ai realisti esistenziali, cioè ai Guerreschi, ai Ferroni, ai Vespignani e alla xilografa tedesca Käthe Kollwitz.

Con la sua arte trasfonde la propria visione della vita partecipando a quel mondo dei sofferenti, degli emarginati che ha sempre amato, specialmente il mondo dei pescatori e dei ghiaiaioli del Po, che era la realtà più sfortunata che esisteva al tempo nella sua zona.

Parte della sua opera grafica, circa 415 pezzi, è reperibile presso il Museo Ala Ponzone di Cremona, a cui è stata donata, nel 2002, insieme all’intero corpus degli ex libris.

Vanno ricordate, oltre ai “Paesaggi padani”, alle “Colline”, agli “Uomini del Po”, le serie dedicate alle demolizioni e alle texturologie urbane, metafora della perdita d’identità dell’individuo.

Sergio Tarquinio ha conseguito numerosi riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale e le sue opere sono presenti in diversi musei. Ha svolto anche l’attività di docente e si è sempre adoperato per la divulgazione dell’arte. Attualmente, abbandonata la più faticosa arte incisoria, si dedica alla pittura e all’acquerello nel suo amato atelier, “come un ragno sta nel suo buco”, dalle parole dello stesso artista cremonese.

 

Bibliografia

  • Vladimiro Elvieri (a cura di), “Sergio Tarquinio – L’opera incisa”, Donazione al Museo “Ala Ponzone”, Cremona, 2002.
  • “L’incisore inciso – Sergio Tarquinio a colloquio con Vittorio Cozzoli”, Persico Edizioni, Cremona, 2003.
  • Costa S, Marcianò L. Tamagnini L (a cura di) “Sergio Tarquinio – Un disegnatore per l’avventura”, A.N.A.F.I., Reggio Emilia, 2005

Pubblicato su InPRESSIONI – ANNO 2 • NUMERO 3 • Primavera 2011 pag. 25

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