Michel Fingesten testimone del suo tempo.

Fra i grandi protagonisti dell’ex libris del Novecento emerge, per la validità artistica, per la citazione assidua delle avanguardie, per i contenuti drammatici spesso autobiografici e per la cospicua produzione, la figura di Michel Fingesten (Buczkowitz 1884 – Cerisano 1943).

La sua esistenza spesso errabonda – dal 1902 al 1912 viaggia in Stati Uniti, Australia, Cina e Giappone – e sregolata, guidata più dall’irrequietezza del suo animo libero che dalla ragione, più dalla sua voglia di vivere, una sorta di forza vitale, quasi primordiale, che da una forse più ragionevole e facile normalità quotidiana, ha contribuito, insieme al suo esilio forzato in Italia per motivi razziali, a crearne un mito senza tuttavia dargli la notorietà raggiunta da quegli artisti – fra gli altri attivi con lui a Berlino fra il 1913 e il 1934.

La sua scelta, maturata negli anni fra il 1915 e il 1920, di dare uno sbocco al suo talento dedicandosi all’arte applicata, realizzando illustrazioni, copertine di libri, manifesti, stampe d’occasione e soprattutto ex libris è più affine alla sua preparazione artistica (vedi la frequentazione dello studio di Franz von Stuck a Monaco nel 1907) e al lavoro d’illustratore svolto negli anni americani, di cui si hanno notizie, seppure frammentarie.

Nonostante l’adesione alla Secessione berlinese, anche nelle sue opere di grafica e pittura, Fingesten avrà sempre come punti di riferimento e di ispirazione l’estetica e gli elementi di- stintivi dell’Espressionismo e del Surrealismo; ma talvolta alcune divagazioni a puntasecca come una serie di nudi (anni venti) o ritratti di personaggi della cultura tedesca (anni trenta) sono piacevolmente presenti nel suo repertorio.

Il suo talento si è manifestato principalmente nell’opera grafica sottilmente ironica, nel racconto della storia, nella visione del mondo, un’arte da testimone del suo tempo, un’arte che racconta il sociale, la mater- nità, il sacro, l’erotismo, il macabro, la tragedia. Fingesten, fra i primi, intende l’ex libris anche come arte autonoma, separandolo dal libro e dalla sua secolare funzione.

Dopo il periodo berlinese e una breve parentesi spagnola nella primavera del 1935, per sfuggire alle persecuzioni razziali del nazismo, lascia Berlino per l’Italia e si stabilisce a Milano. Qui vive della sua arte incidendo numerosi exlibris per il gallerista-editore Bolaffio, per i collezionisti Lombardo, Raimondo, Sabattini, Botta, per il quale realizza alcuni dipinti fra cui una grande Madonna, e Mantero per il quale affresca un’intera parete nella residenza di Villa Perti sul lago di Como.

Nel 1938 Fingesten pubblica la cartella “Essai de Danse Macabre” e, nell’anno successivo, “Piccole annotazioni marginali sul tema della guerra”, profetiche visioni dell’immane catastrofe che si avvicina. Il 9 ottobre 1940, dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Fingesten è arrestato per la sua origine ebraica e internato nel campo di Civitella del Tronto (Teramo). L’anno successivo abbraccia la religione cattolica.

L’artista mantiene contatti epistolari con Mantero e con Botta; con mezzi di fortuna realizza alcuni ex libris in bassa tiratura, prevalentemente linoleografie.

Il 13 novembre 1941 è trasferito al campo d’internamento di Ferramonti-Tarsia, vicino a Cosenza. Dalla direzione del campo riesce ad ottenere una baracca-atelier dove continua a fare arte, costituendo anche una scuola di arti figurative.

Numerose opere – ex libris, linoleografie, disegni, oli, tempere – create nel campo, sono a tema religioso, ma si contano pure paesaggi, nudi di donna e i consueti soggetti fra l’ironico e il macabro.

L’artista, autorizzato dalle autorità del campo, è ospitato alcuni giorni dal parroco di Bisignano (vicino a Ferramonti) per il quale dipinge una pala d’altare raffigurante il martirio di S. Bartolomeo.

Fingesten, purtroppo, non vedrà la primavera della ricostruzione; l’8 ottobre 1943, dopo la liberazione del campo da parte degli alleati, muore a Cerisano (Cosenza) per i postumi di un’operazione chirurgica. Lontano dai clamori del mondo, da Berlino e da Milano, ora che finalmente il suo animo irrequieto trova la pace interiore, termina la sua vita terrena.

I suoi ex libris apprezzati da generazioni di collezionisti, la sua testimonianza come artista e come uomo, il suo profondo dissenso verso il potere ed il crimine dell’uomo sull’uomo, rimangono nel tempo ad indicare la via, perché nessuno sia diverso per il nome che porta, perché nessuno dimentichi, mai.

Bibliografia

  • J. Lenze, “Michel Fingesten”, in Ex Libris Buchkunst und Ange-wandte Graphik, Magdeburg, 1918. Anno 28, numero 1-2. Rivista dell’Associazione di Ex libris tedesca.
  • P. Friedrich, “Michel Fingesten”, Verlag N. Kunsthandlung, Berlin, 1920.
  • N. Nechwatal, “ Michel Fingesten Das graphische Werk”, Druckhaus Neue Presse Coburg, 1984.
  • G. Mirabella, “Michel Fingesten un Odisseo del XX secolo”, Biblio, numero 1, Maggio 1995, Corsico, pp.18-26.
  • C. Beccaletto, “Michel Fingesten e la donna violoncello”, L’Ex Libris Italiano, anno 3, numero 4, Ottobre-Dicembre 1997, Neo-print Arti grafiche, San Colombano al Lambro, pp.88-89.
  • E. Deeken, “Exlibris von Michel Fingesten, Versuch einer vorläufigen werkliste”, Verlag Claus Wittal, Wiesbaden, 2000.
  • C. Beccaletto, catalogo della mostra “Grafica ed ex libris di Michel Fingesten, Dalla Mitteleuropa all’Italia degli anni Trenta”, Comune di Roccalbegna, Neoprint Arti grafiche, San Colombano al Lambro, 2001.
  • G. Mirabella, “Artisti che non videro e chi presagì tutto: il ceco Michel Fingesten”, L’Ex Libris Italiano, anno 7, numero 3, Nastro & Nastro, Germignana (Varese), 2001, pp. 6-8. Rivista dell’Associazione Italiana Ex Libris.
  • C. Beccaletto, “Michel Fingesten: le tematiche di una vita”, Ex Libris Rivista internazionale di xilografia, ex libris & grafica originale, numero 28 (n. 1 nuova serie) – marzo 2004, pp. 22-28. Puntasecca (C4) – 1921, mm 150 x 100

Articolo pubblicato su InPressioni ANNO 2 • NUMERO 3 • Primavera 2011 pag. 9

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