Esperienze di collezionista tra grafica libera ed exlibris

Il dizionario alla parola generica collezionista recita: chi fa o possiede una collezione.
Premetto che sono un collezionista da circa quarant’anni delle più disparate tipologie di oggetti d’arte, pittura contemporanea, ma in particolar modo di grafica d’arte ed in seguito di exlibris. L’impulso di raccogliere cose è profondamente radicato nell’animo umano e virtualmente non v’è nulla che non sia stato fatto oggetto di collezione.
La passione per il collezionismo può far estendere le proprie vedute, può favorire nuovi interessanti contatti, può far sorgere nuove amicizie.
Dipende poi dal collezionista stesso se questa sua passione arricchisce sia se stesso sia coloro che lo circondano o se, viceversa non fa altro che deteriorare un ambito familiare altrimenti armonioso. Nel mio caso sono riuscito a raccogliere opere, ritengo significative, di arte contemporanea (principalmente italiana), ponendo sin dall’inizio una regola: acquistare un quadro, una grafica, un opera in generale, senza che la passione arrivi a “pesare” sul bilancio e le necessità della famiglia.
Chi è il collezionista, ed entrando nello specifico, il collezionista di grafica? Credo che il collezionista debba essere un appassionato, curioso e in grado di sapere e seguire le regole del gioco, conoscere le gallerie che trattano le opere che interessano, frequentare ed ancora frequentare mostre, musei e fiere del settore per rendersi conto delle offerte e delle scelte del mercato.
Nel mio caso colleziono maggiormente grafica d’arte contemporanea: voglio precisare che solitamente con il termine generico di Grafica, collezionisti e galleristi definiscono le opere realizzate su carta, tuttavia non va dimenticata la distinzione tra opere uniche come pastelli, tempere, acquerelli, tecniche miste, disegni e quelle multiple, naturalmente numerate e firmate a matita, quali le calcografie ed in preciso acqueforti, acquetinte, bulini, puntesecche, maniere nere e vernici molli, xilografie, litografie e serigrafie. La serigrafia, che se in regola con tutti i dettami non disdegno di collezionare, è una tecnica che negli anni Settanta ha avuto una notevole diffusione nel mercato artistico italiano, sebbene una parte di collezionisti tenda ancora a considerare gli esemplari di serigrafia come un succedaneo del pezzo unico.
L’originalità dei multipli su carta consiste nel fatto che essi vengono eseguiti su un preciso progetto dell’artista rivolto alla stampa di una tiratura, ossia di un numero predeterminato e limitato di copie la cui realizzazione viene curata dall’artista stesso, o da uno stampatore sotto l’egida dell’artista, in tutte le sue fasi fino alla numerazione e la firma autografa a matita su ciascun foglio ed alla biffatura, una vera e propria sfregiatura della lastra o matrice originale per impedire la produzione di ulteriori esemplari.
Ingiustamente i multipli vengono considerati opere per collezionisti che non hanno la possibilità di comprare il classico “pezzo unico”, il quadro ad olio o chi per esso normalmente più costosi. A riguardo va precisato che queste opere multiple vantano una lunga tradizione e sono spesso, se di artisti conclamati, ed in ogni caso opere di qualità, vere preziosità quanto i “pezzi unici” sebbene, per il numero di esemplari identici messi in commercio, siano destinate raramente a raggiungere quotazioni veramente significative. Naturalmente non mancano numerosi casi di opere che raggiungono quotazioni molto importanti ed ecco che anche i multipli possono essere, un vero e proprio investimento.
Normalmente acquisisco le opere dalle più svariate fonti, siano gallerie che privati, ma soprattutto dagli artisti stessi. Un eccezionale panorama del mercato mi viene offerto da internet, dove è possibile, avendo maturato sul campo una discreta esperienza, usando molta attenzione e diffidando di proposte troppo vantaggiose, acquisire opere anche importanti a prezzi interessanti. Ovviamente il mio collezionare è stato attratto anche dagli ex libris che, ad ogni buon conto, ritengo una vera propria opera d’arte, per niente minore della grafica libera, anzi in molti casi le opere di formato relativamente piccolo e ricche di minuziosi particolari rendono veramente evidenti le qualità dell’artista.
Sono un committente anomalo, per gli ex libris personali, per il fatto che normalmente all’artista, quasi sempre conosciuto ed amico, non chiedo soggetti specifici, non do un tema, lasciando a loro libera interpretazione e facendo eseguire tirature bassissime.
I risultati sono sempre di grande rilevanza ed a volte, visto che l’artista conosce le mie abitudini, le mie passioni, le mie manie, anche se non richieste, le trovo velatamente inserite nel soggetto dell’opera, che in numerosi casi mi viene omaggiata con inaspettata e graditissima sorpresa. Normalmente per la committenza mi rivolgo ad artisti italiani che ritengo validi al pari di molti artisti dell’est, oggi di gran moda.
Non partecipo, salvo rare eccezioni, ai convegni di scambio; uso l’ex libris per omaggi a persone amiche, in grado di capire la peculiarità dell’opera e, nel caso siano a loro volta collezionisti, ricevo da loro oltre che giudizi sull’opera, fogli a loro dedicati.
Ho eletto fra i numerosi ex libris a me dedicati, uno solo, alla funzione originale, ovvero quella di essere apposto, quale marchio di proprietà, ma maggiormente per vezzo, sulla prima pagina dei libri.
Si tratta di una xilografia (di cui sono in possesso anche della matrice) di Remo Wolf, artista che stimo moltissimo, conosciuto negli anni Ottanta nel suo studio a Trento, dove mi recavo a trovarlo e con cui facevo lunghe disquisizione sulla xilografia in genere.

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