A_Dazza - Disegno a penna -

Per un catalogo degli ex libris di Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960)

Riporto di seguito l’articolo di Francesco Tetro apparso sull’ultimo numero di InPressioni che parla dell’artista romano Duilio Cambellotti

L’artista romano, aggiornato sulla grafica d’oltralpe e attento anche a quella produzione exlibrista, si dedicò fin dall’inizio della sua attività incisoria, grazie ad una committenza colta e raffinata, alla realizzazione di marchi, frontespizi di fatture e ricevute, carta intestata o titoli azionari, in stretto rapporto con gli ex libris, per la scelta del formato modernista, caratteri, riferimenti personalizzati che l’artista invera in chiave simbolista (interessante per l’invenzione, la carta intestata della pianista Laura Valenti con il ragno che scrive le note musicali su un pentagramma, 1920), contenimento del soggetto.

Per lo stretto rapporto tra la grafica degli ex libris e quella pubblicitaria (leggi i marchi Ducrot, Nalato, Marzi, Panerai, ecc., tutti realizzati appena ventenne) non ci si può non riferire all’ex libris “Dr. W. Erhardt” (1898) di Otto Greiner (a Roma dal 1898 al 1915 e frequentato dall’artista), evidente fonte d’ispirazione per la pubblicità cambellottiana della Ditta Ducrot (collocazione simmetrica dei nudi maschili e ampia concessione ‘narrativa’ dell’attività; cfr. F. Parisi, Il solco sacro, Duilio Cambellotti incisore su legno, in F. Parisi, M. Vittori, ‹Duilio Cambellotti xilografo e illustratore›, Novecento, Latina 2007, p.13).

È quindi da questa prova che si dipana la produzione exlibrista di Cambellotti. Non si contano che poco più di una decina di ex libris che hanno in comune con la produzione citata soggetti, stilemi, tecnica (xilografia), stilizzazione e quella sintesi che caratterizza la cifra più modernista, ma anche l’horror vacui di cui l’artista non è indenne.

Dallo sterminato bagaglio dell’illustrazione proviene l’ampia tipologia di soggetti (finalini, frontespizi e testatine) dal forte significato simbolico come il genio con il ceppo incendiario, il leggio, il libro aperto, la citazione poetica o dei motti (precipua dell’ex libris), il brucia profumo, il fumo trasformato in nuvola, i ‘metallici’ svolazzi di cartigli, la mitologica Medusa, il Centauro, il tronco annoso e contorto, la campana (memore del “richiamar con l’arte”), la maschera teatrale, le braccia che si trasformano in rami fioriti, ecc.

Interessanti l’uso del controluce, del bianco e nero e il rapporto tra soggetto e cornice, quest’ultima tratta dal repertorio floristico (steli di papaveri disposti in circolo per l’ex libris di Gaspare Casella, 1920) o semplicemente a circoscrivere il soggetto (ex libris di Tomaso Bencivenga e di Roberto Buonaccorsi) che in qualche caso è ‘sforata’ (le zampe del centauro per l’ex libris di G. U. Nalato o la prora della nave dell’ex libris di Francesco Gargallo fuoriescono) o dal patrimonio architettonico (la cornice neogotica degli ex libris Biblioteca Ernesto Monaci e di Francesco Cabras, nella cui vignetta compare la citazione del tipico arco fortemente ribassato).

In qualche caso dal soggetto ‘costretto’ formalmente fuoriescono scritte ed elementi figurali (nell’ex libris per Nino Angelucci per la scelta del formato oblungo il nome del titolare si ripiega in basso), in altri casi il formato rettangolare verticale sottolinea l’impianto del soggetto scelto: la verticalissima torre medioevale che richiama il nome dell’architetto titolare (ex libris Astorri).

Duilio Cambellotti era collezionista di ex libris e nel suo archivio oltre al prototipo disegnato e a stampa di quelli da lui realizzati erano presenti ex libris di artisti come Otto Greiner e Max Klinger e dei sodali Vittorio Grassi, Ugo Ortona, Paolo Antonio Paschetto, Carlo Alberto Petrucci, Giulio Aristide Sartorio e altri.

Fra i maggiori protagonisti delle arti visive del Novecento, illustratore, scenografo, scultore e pittore, firmò gli ex libris con la sigla CD e la spiga o con la sola spiga. Di quelli reperiti o citati nella bibliografia specialistica l’artista stampò esemplari in più formati, rigorosamente in bianco e nero, in qualche caso con leggera cromia, usando anche carte diversamente colorate. I soggetti, provenienti dallo sterminato patrimonio dell’illustrazione, resi principalmente con la tecnica xilografica, hanno una forte valenza simbolica derivata da una componente morrisiana che avvicinò l’artista alle più avanzate istanze sociali: ecco che l’attività umana (contadina o fabbrile) è espressa in stretta connessione con la natura che ne risulta ispiratrice, inverandosi i copiosi simboli del mito e della classicità in una sorta di nuovo umanesimo.


Francesco Tetro, direttore del Civico Museo del Paesaggio di Maenza (LT)


Bibliografia utile:

  • J. Gelli, Gli ex libris italiani, U. Hoepli, Milano 1930 (Gaspare Casella, p. 112);
  • A.M. Gray e S. Bono (a cura di), Ex libris dei Paesi Latini, Calcografia Nazionale, Roma 1950 (Astorri,Roberto Bonaccorsi, Egua ae corde, pp. 16, 31);
  • A. Disertori, A. M. Necchi Disertori, Ex libris. Artisti italiani della seconda metà del ’900, Hoepli, Milano, 1989 (M. A. Dazza, p. 52);
  • A. Campesato, F. Tetro, Bianco e Nero-Ex Libris, Grafica minore-Illustrazione. Profili e materiali, Romana editrice srl, San Cesareo – RM, 1990 (Geni Sadero, Biblioteca Ernesto Monaci, Laura Valenti, “Pro Venturis hodierna sequi”, pp. 40-41, 62, 64);
  • R. Palmirani, A. Iacovella, Viaggio nell’ex libris italiano del Novecento, Tipografia Setina, Sezze (LT), 1997 (Francesco Cabras, pp. 44-45).

Random Posts

Rispondi